ReportAge. La linea sottile tra guerra e rivolta

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Una selezione di straordinarie fotografie mette in parallelo il Sessantotto italiano e gli scontri in Ucraina, provando a rispondere a una domanda: com’è cambiato il lavoro del fotoreporter in questi decenni? Attraverso gli scatti di Marcello Geppetti, (Rieti, 1933 – Roma, 1998), uno dei principali fotografi del Novecento, e di Giorgio Bianchi, fotografo freelance impegnato in Ucraina si mettono due diverse generazioni di fotoreporter tenute insieme da una linea sottile.annidipiombo

Da una parte le immagini delle rivolte giovanili del ‘68 e degli anni di piombo, che raccontano un ventennio di “guerra civile a bassa intensità”, dall’altra quelle dell’Ucraina, odierno scenario di scontro. Incredibile ma vero il parallelismo tra gli scatti dei due fotografi. Questa staffetta ideale dimostra che anche se le epoche e gli strumenti sono cambiati, il lavoro del reporter resta sempre lo stesso – scegliere l’istante giusto e scattare. E per farlo bisogna sapersi muovere in autonomia e guardare la realtà con occhi diversi. Come diceva Robert Capa: “Se le tue foto non sono abbastanza buone, vuol dire che non sei abbastanza vicino”. Oggi come ieri, fotografare significa essere dentro la scena. Che si tratti di una guerriglia, di una partita di calcio o di un evento cinematografico. Sono le espressioni delle persone a raccontarci la solennità di quel momento e a sottrarci per un attimo al flusso indaffarato delle nostre giornate. Il fotografo scatta, senza mai andare in cerca di gloria, consapevole che il suo è un mestiere che resta dietro le quinte. A renderlo eterno, bastano le sue immagini; d’altronde essere in grado di cogliere l’attimo è un privilegio riservato a pochi.

La mostra è ospitata dalla DolceVita Gallery di Via Palermo 41, Roma,

dal 9 giugno 2016 al 18 giugno 2016.

 

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2 commenti Aggiungi il tuo

  1. gallery15blog ha detto:

    Bel post complimenti

    1. arteventi ha detto:

      Una mostra fotografica davvero interessante che ho postato volentieri perchè gli scatti di quegli anni hanno qualcosa da insegnarci oggi e se fossi a Roma andrei a vederla sicuramente

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